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Zwischen 1945 und 1989 war Deutschland wohl das angespannteste Land der Welt. Die Teilung in Ost und West und damit in zwei gegensätzliche und verfeindete Ideologien – Kommunismus auf der einen Seite und Kapitalismus auf der anderen – verhinderte, dass das deutsche Volk die jahrelang gewünschte Wiedervereinigung erreichte. Diese gelang erst 44 Jahre nach dem Ende des Zweiten Weltkriegs.
Es war allgemein bekannt, dass beide Fraktionen versuchten, politische, militärische und technologische Siege über die jeweils andere zu erringen, doch oft mussten Siege auch in den Augen des eigenen Volkes erzielt werden. Die Rolle der Telekommunikation war daher sehr wichtig für die Information der Bürger, aber oft auch für deren Manipulation.
Es genügt, die Nachrichtensendungen jener Zeit anzusehen und anzuhören, um die tiefgreifenden Unterschiede zu erkennen, die die Berichterstattung in den verschiedenen deutschen Staaten prägten. Im kommunistischen Deutschland wurden politische Themen aus der Sicht der Deutsche Demokratische Republik Regierung dargestellt. Im Westen hingegen wurden Ereignisse freier geschildert.
Der Unterschied in der Berichterstattung beider Länder über ein so sensibles Thema wie Volksdemonstrationen ist beispielsweise deutlich.
In den westdeutschen Medien wurden die Demonstranten im Osten als eine Art „Verfechter der Freiheit“ inmitten des kommunistischen Regimes dargestellt, während sie im Osten als Gefahr und Anstifter „faschistischen und kapitalistischen Terrorismus“ galten. Tatsächlich zeigte das ostdeutsche Fernsehen in den heute noch im Tränenpalast ausgestellten Bildern, die Nachrichtensendungen aus dieser Zeit zeigen, einen Demonstranten im Cowboy-T-Shirt als Faschisten, der den Amerikanern hörig sei, und betonte so die Gefahr, die von Männern wie ihm ausginge.
Es wurde auch deutlich, wie unterschiedlich die Berichterstattung ausfiel: Die westlichen Medien waren offen für die öffentliche Meinung, wie die Videoaufzeichnung des Fernsehberichts über die erste Grenzöffnung zwischen Westdeutschland und Ostdeutschland belegt. Der Journalist interviewte Bürger und bat sie, ihre Gefühle und Meinungen zu schildern. Das ostdeutsche Fernsehen hingegen konzentrierte sich ausschließlich auf die Ideologie der Partei und beschrieb die wohlwollenden Bemühungen der Regierung, den Bürgern nach so vielen Jahren die Möglichkeit zu geben, ihre Angehörigen wiederzusehen, und demonstrierte damit, wie wichtig die politische Vision gegenüber der Vision der Zivilgesellschaft war.
/ITA
Tra gli anni 1945 e 1989 la Germania e’ stata probabilmente il Paese più carico di tensione nel mondo intero. La divisione tra est e ovest, quindi tra due ideologie opposte e nemiche, il comunismo da un lato e il capitalismo dall’altro, non permetteva al popolo tedesco una riconciliazione per anni cercata e ottenuta solo dopo 44 anni dalla fine del secondo conflitto mondiale.
Era risaputo come entrambe le fazioni tentavano di ottenere vittorie dal punto di vista politico, militare e tecnologico sull’altra, ma spesso le vittorie andavano ottenute anche agli occhi del proprio popolo.
Fu pertanto fondamentale il ruolo della telecomunicazione per informare i cittadini, ma spesso anche per manipolarli.
E’ sufficiente guardare e ascoltare i telegiornali dell’epoca per vedere evidenziate le profonde differenze che contraddistinguevano come veniva riportata una notizia in una Germania e nell’altra.
Nella Germania comunista, gli argomenti politici venivano presentati dal punto di vista del governo della Deutsche Demokratische Republik. Nella parte occidentale, invece, gli avvenimenti erano presentati più liberamente, concedendo anche una versione più interpretabile dei fatti.
Per esempio è netta la differenza di narrazione delle due Germanie riguardo a un argomento così delicato come le manifestazioni popolari.
Nel telegiornale della Germania Ovest, i manifestanti dell’est erano visti come una sorta di “paladini della libertà” in mezzo al regime comunista, mentre per l’Est erano percepiti come un pericolo e fomentatori del “terrorismo fascista e capitalista”.
Infatti, nelle immagini ancora tutt’oggi esposte al Tränenpalast, che riportano i telegiornali dell’epoca, la televisione dell’est descriveva un manifestante che indossava una maglietta con un cowboy come un fascista servo degli americani, sottolineando la pericolosità di uomini come lui.
Era inoltre lampante come le notizie si concentravano su narrazioni completamente diverse: i telegiornali dell’Ovest erano aperti alla visione popolare, come dimostrato nel video-testimonianza del servizio televisivo della prima apertura del confine tra le Germanie. Il giornalista intervista i cittadini, chiedendo di descrivere le proprie emozioni e le proprie opinioni. La televisione dell’est, invece, era interamente concentrata sul pensiero del partito e descriveva gli sforzi benevoli del Governo per permettere ai cittadini di rivedere dopo tanti anni i propri cari, dimostrando come la visione politica.
Die mauer der nachrichten
Flavia Mignanelli, Lorenzo Morone






















